lunedì 23 marzo 2009

GRAN TORINO

Titolo originale: id.
Nazione: Australia, USA
Anno: 2009
Genere: drammatico
Durata: 1h56m
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Nick Schenk
Fotografia: Tom Stern
Musiche: Kyle Eastwood, Michael Stevens
Cast: Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her, Christopher Carley, Brian Haley, Dreama Walker, Geraldine Hughes, Brian Howe, William Hill, Scott Eastwood, Davis Gloff, Sonny Vue


Trama
Walt Kowalski è un veterano della guerra di Corea dal carattere introverso e burbero. A causa dei difficili rapporti con i suoi figli ed i suoi nipoti, preferisce vivere una vita solitaria nella sua villetta nella periferia di Detroit, trascorrendo il tempo a bere birra e a lucidare la sua fiammante Ford Gran Torino del 1972, l’unico grande amore rimastogli, dopo la recente morte della moglie. Quando una famiglia di immigrati asiatici si trasferisce nella casa accanto alla sua, l’uomo si troverà costretto ad affrontare i propri pregiudizi razziali entrando suo malgrado nelle loro vite.

Recensione
“Gran Torino” è la storia di Walt, un uomo “di altri tempi”, un anziano pensionato e veterano di guerra, che vede cambiare intorno a sé l’America che aveva da sempre apprezzato e venerato. Un tempo orgoglioso operaio dell’americana Ford (il titolo del film fa infatti riferimento alla Ford Gran Torino custodita gelosamente dal protagonista), vede inesorabilmente sgretolarsi i valori e le tradizioni americane. Incapace di adattarsi a cambiamenti che hanno segnato la società moderna, non riesce neanche a sopportare che uno dei suoi figli lavori come venditore di auto giapponesi. Mal sopporta che il suo quartiere si stia svuotando di tutti i bianchi americani avvicendati da gruppi di neri, ispanici ed orientali. Tutte conseguenze della storia di Detroit e Ford, due simboli della florida industria americana, tanto che la città fu considerata per molti anni capitale mondiale dell’automobile. Tantissime persone si trasferirono a Detroit attirate dalle prospettive lavorative che la città e le sue industrie concedevano. Ma la crisi petrolifera e la concorrenza di nuove industrie automobilistiche portò la città in rovina, abbandonata dalla maggior parte della popolazione bianca, diventando sempre più un ghetto urbano. Patriottico e nazionalista (cosa facilmente intuibile dalla bandiera presente di fronte la sua casa, ormai circondata da immigrati provenienti da ogni parte del mondo), Walt oltrepassa questi nobili sentimenti, mostrandosi attraverso i suoi modi rudi e scortesi, razzista nei confronti di ogni diversa etnia: neri, asiatici, ispanici, italiani, irlandesi, con disprezzo o per gioco non nasconde nulla di ciò che pensa. A tutto ciò si aggiunge un sentimento anticlericale che riversa nel giovane sacerdote che passa spesso a trovarlo intenzionato ad esaudire ultimo desiderio della moglie di Walt sul letto di morte, ovvero confessare il vecchio burbero di tutti i suoi peccati. Da quegli incontri/scontri nasceranno i momenti più profondi di “Gran Torino”, una serie di dialoghi tra i due che faranno da filo conduttore della storia. Un film sulla vita e sulla morte, sull’incapacità di un uomo troppo legato al tempo che fu, sul rapporto tra padre e figlio, sull’amicizia e sul rispetto reciproco. Perché essenzialmente Walt è un uomo solitario, senza alcun rapporto con i suoi familiari (i figli vorrebbero rinchiuderlo in un ospizio ed i nipoti lo sopportano a malapena) e la sua unica passione è la sua splendida Ford Gran Torino, che sarà il motivo del legame di amicizia con Tao, il figlio dei suoi vicini di casa. Walt al principio mostra tutto il suo odio nei confronti del ragazzino, ma conoscendo lui ed il suo mondo, scoprirà di possedere qualità nascoste rimettendo così in discussione tutti i suoi pregiudizi.
C’è poco da dire sulle qualità di Clint Eastwood: film dopo film, dimostra sempre più capacità registiche eccezionali, impreziosite nel caso di “Gran Torino” da un’intensa interpretazione. Avvalendosi di alcuni attori sconosciuti di origini orientali li dirige in maniera magistrale attraverso uno stile secco ed essenziale. Il suo realismo e la durezza rappresentano un vero pugno allo stomaco.
“Gran Torino” è un film che si apprezza fino al suo splendido finale, ultima tessera del mosaico creato dal regista e attore americano. Un finale perfettamente coerente, un modo esemplare con cui terminare la pellicola. Un film tremendamente duro, ma che tocca le corde dell’anima. Una storia semplice che difficilmente lascerà indifferenti.

Voto: 8,5


FONTE

Nessun commento:

Posta un commento